Toscana: territorio per escursionisti

Dal Monte Pisano al Parco di San Rossore. Dalle Colline Metallifere all'Arcipelago Toscano. Dalle colline Livornesi alla Valdera... Centinaia di chilometri di sentieri per assaporare il territorio lentamente... e con gusto

Dove si svolgono le escursioni

Il territorio prescelto per ospitare la XIX Settimana Nazionale dell’Escursionismo del CAI è costituito in primo luogo dalle isole dell’Arcipelago Toscano, dove nel 1996 venne costituito un Parco Nazionale, con lo scopo di preservarne e valorizzarne la ricchezza naturalistica. Si è ritenuto tuttavia di completare il programma anche con una serie di escursioni sulla terraferma, in particolare nell’entroterra di Livorno (porto di imbarco per le isole di Gorgona e Capraia) e di Piombino (porto di imbarco per l’Elba), da un lato perchè anche questi territori offrono la possibilità di escursioni di grande interesse naturalistico e paesaggistico, dall’altro perchè ciò consentirà ai partecipanti di poter utilizzare al meglio il tempo che trascorreranno in zona o prima dell’imbarco o sulla via del ritorno.

Le escursioni in terraferma

 

Il Parco Regionale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli

Il Parco Regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli è stato istituito per tutelare le caratteristiche naturali ambientali e storiche del litorale Pisano e Lucchese.

Circa il 10% del territorio del Parco, che è complessivamente di 23.000 ha, è tutelato dalla presenza di Riserve naturali. Insieme a vari territori circostanti è stato designato dall’UNESCO all’interno del programma Man and Biosphere (MAB), finalizzato a promuovere e dimostrare una relazione equilibrata fra l’umanità e la biosfera.

L’escursione prevista si svolgerà nella Tenuta di Tombolo, sul lato merifionale dell’Arno. L’aspetto della Tenuta è quello di una pianura lievemente ondulata, formata da un alternarsi di dune (cotoni o tomboli) e zone depresse (lame), disposte parallelamente alla linea di costa. Questa caratteristica ondulazione è rimasta soltanto nelle zone del bosco, mentre nelle aree agricole è stata alterata dalle attività umane, ivi incluso lo scavo di una rete di canali di bonifica,. La larghezza dei tomboli raramente supera i 100 metri, mentre quella delle lame e in genere minore. Il passaggio dalle zone rilevate a quelle depresse generalmente è progressivo. In talune zone l’alternanza di lame e tomboli è molto più fitta; ne consegue una larghezza dei rilievi molto più ridotta rispetto alla media generale.

Il Tombolo Pisano rappresenta il confine biologico tra le foreste subatlantiche litoranee della Toscana occidentale e quelle mediterranee, esistenti a sud di Livorno, e riveste una notevole importanza dal punto di vista paesaggistico, grazie alla presenza di grandi fasce boscate poste subito a ridosso della costa. La superficie forestale attuale, nonostante le varie manomissioni subite, conserva ancora popolamenti a composizione quasi naturale, come i pochi tratti residui di macchia costiera e la foresta planiziaria umida, oltre a pinete di pino domestico e pino marittimo, che vanno a costituire il caratteristico paesaggio di origine antropica del litorale toscano.

Il Monte Pisano

Il Monte Pisano, è un sistema montuoso facente parte del Subappennino Toscano, situato nella parte centro-settentrional della Toscana, tra Pisa e Lucca, citato da Dante come il “monte per che i Pisan veder Lucca non ponno. Il territorio, che nella sua massima elevazione non raggiunge i 1000 m , conserva le tracce di secoli di storia: sono presenti borghi medioevali, resti di fortificazioni, pievi e altri luoghi di interesse storico e monumentale.

Ricco di acque, conserva anche alcuni resti dell’Acquedotto romano di Caldaccoli, ma soprattutto conserva il primo acquedotto costriuito dai Medici per rifornire la città di Pisa e quello settecentesco progettato dall’architetto Nottolini per la città di Lucca, lungo i quali si svolgerà l’escursione che da Pisa porterà i partecipanti fino alla città di Lucca.

Le Colline Livornesi 

Le Colline Livornesi si innalzano a sud – est della città di Livorno. Il territorio è per la maggior parte compreso nel Parco provinciale dei Monti Livornesi, mentre un’altra piccola porzione della zona costiera è racchiusa nella Riserva naturale Calafuria.
Il gruppo collinare costituisce sulla sponda occidentale suggestivi promontori, dove si ritrovano varie fortificazioni che dominano il tratto di costa. Nell’area più settentrionale sorge il Santuario di Montenero, meta di pellegrinaggi.
Sono interamente ricoperte da una fitta macchia mediterranea, divisa in macchia di basso fusto, folta, intricata e spesso impenetrabile, e  d’alto fusto, caratterizzata da varie specie di pini, olmi, sugheri e lecci; sono presenti inoltre pioppi, frassini e salici.

Le Colline Metallifere

Le Colline Metallifere costituiscono il principale e più esteso sistema collinare e montuoso dell’Antiappennino toscano. Si estendono nella parte centro-occidentale della Toscana, interessando quattro province: Livorno, Pisa, Siena e Grosseto.
Il territorio è prevalentemente collinare, con solo alcune vette che superano i 1000 metri di quota,. Devono il nome al sottosuolo estremamente ricco di risorse minerarie di vario tipo. Già al tempo degli Etruschi, le Colline Metallifere erano conosciute e sfruttate per i giacimenti di minerali ferrosi, (pirite e calcopirite), allume, antimonio, calamina, blenda e galena; l’attività estrattiva continuò sempre incessante e raggiunse il suo picco tra la seconda metà del XIX secolo e nel secondo dopoguerra quando vennero sfruttati soprattutto i giacimenti di lignite, declinando poi rapidamente. Di questa lunga vicenda storica rimangono sugestive testimonianze, in particolare nel parco Archeominerario di San Silvestro. Sono presenti anche fonti di energia geotermica, a cui sono asssociati fenomeni di vulcanesimo secondario, come quello visibile nel Parco delle Baincane.

Le isole dell’Arcipelago Toscano

 

Gorgona

Inclusa nel territorio del comune di Livorno, con una superficie di 2,23 kmq, Gorgona è la più piccola isola dell’Arcipelago ed è anche la più settentrionale. Il territorio montuoso, nel versante occidentale, culmina a m 225 nella Punta Gorgona, mentre il versante orientale è attraversato da tre piccole vallate, la più settentrionale delle quali scende fino al mare presso la piccola spiaggia ed il villaggio dove si trova l’approdo di Cala dello Scalo.
Il centro principale dell’isola è un piccolo villaggio che corona il porticciolo. Salendo verso l’interno si trovano due antiche fortificazioni: la Torre Vecchia, pisana, e la Torre Nova, medicea. Interessante è la Chiesa di San Gorgonio, fortificata, mentre Villa Margherita, costruita su resti romani, oggi è sede del penitenziario.
Ci sono prove della presenza dell’uomo sull’isola già dal Neolitico. Nel 591 d.C. l’abate Orosio vi fondò un monastero dove si veneravano le reliquie di San Gorgonio. L’isola venne poi abitata in maniera discontinua nel XII-XIII secolo e soggetta a frequenti incursioni barbariche. Monaci e piccole guarnigioni militari resistettero presidiando l’isola fino al XVII secolo. Dopo un periodo di abbandono nel 1869 fu insediata la colonia penale agricola tutt’ora carcere attivo.
L’Isola inserita nel parco è gestita totalmente dall’Amministrazione Penitenziaria che ne autorizza le escursioni nel rispetto di un contingentamento di 75 visitatori al giorno per 4 giorni a settimana stabilito in accordo con l’Ente Parco.

Capraia

Con una superficie di 19,3 kmq, Capraia è la terza isola dell’Arcipelago per estensione. E’ una delle più lontane dalla costa, circa 54 km, ed anche dalle altre isole (Gorgona a Nord e Elba a Sud), che distano circa 40 km.
Amministrativamente è costituita in un comune autonomo, con circa 300 residenti, concentrati nel nucleo del porto e nel paese di Capraia Isola, che sorge su un’altura a ridosso del forte di San Giorgio.
Frequentata anche nell’antichità, sede di un insediamento romano, Capraia fu sottoposta nel Medioevo alle incursioni da parte dei pirati saraceni e turchi, finché non venne resa più sicura nel XVI secolo dai Genovesi, con la costruzione della fortezza di San Giorgio e di una serie di torri costiere.
Dalla seconda metà del XIX secolo fino al 1986 fu sede di una colonia penale agricola, che ne occupava la porzione settentrionale.

Il territorio dell’isola è prevalentemente montuoso, con una dorsale di rilievi che corre da Nord a Sud, raggiungendo la massima elevazione col Monte Castello a 445 m slm. E’ l’unica isola di origine vulcanica dell’Arcipelago, formatasi circa nove milioni di anni fa in seguito alla nascita di un cono eruttivo successivamente fratturatosi con lo sprofondamento della parte occidentale. Presso la Punta più meridionale, la Punta dello Zanobito, si può notare la presenza di un più piccolo camino vulcanico. Qui le suggestive rocce rosse che circondano la penisola documentano il susseguirsi delle antiche eruzioni. La vegetazione è costituita prevalentemente da associazioni vegetali medio basse quali la gariga e la macchia mediterranea, ricca di erica, corbezzolo, lentisco e mirto, con piccole estensioni di lecceta. Le specie censite sono oltre 650, di cui una ventina endemiche. Tra gli esempi più significativi sono la Linaria capraria, la borragine nana e la centaurea di Capraia, fiordaliso dal chiaro fogliame e dalla bella fioritura.

Per quanto riguarda la fauna, a parte i conigli selvatici ed il muflone, inserito recentemente dall’uomo, non vi sono vistose presenze. E’ presente il biacco, l’unico serpente dell’isola, e tra gli anfibi si può incontrare solo la raganella sarda. Ben più importante è la presenza dell’avifauna stanziale e migratrice: tra le specie marine incontriamo i marangoni dal ciuffo, le berte e l’ormai raro gabbiano corso, che deve competere con l’assai più numeroso e opportunista gabbiano reale. Per i rapaci sono presenti il gheppio, le poiane ed il falco pellegrino. Numerosi migratori sostano a primavera presso lo Stagnone, luogo di osservazione privilegiato, coperto dalle spettacolari fioriture di ranuncolo d’acqua.

Il programma di escursioni proposto consentirà ai partecipanti una conoscenza completa dell’isola.

 

Elba

Con i suoi 223 kmq, l’Elba è la terza isola italiana per estensione e la maggiore dell’Arcipelago, a breve distanza dalla costa (10 km circa). Amministrativamente è suddivisa in otto comuni: Campo nell’Elba, Capoliveri, Marciana, Marciana Marina, Porto Azzurro, Portoferraio, Rio Marina, Rio nell’Elba.
L’isola presenta una forma frastagliata, con una linea costiera caratterizzata da numerosi golfi e promontori. Il territorio è prevalentemente montuoso, di diversa natura geologica: il granitico massiccio occidentale culmina nel Monte Capanne (1019 m), mentre il maggiore rilievo della calcarea cresta orientale è quello di Cima del Monte (516 m). Nel settore centrale si ha un andamento più di tipo collinare; qui la massima elevazione è costituita dai 385 m del Monte Orello. Poche sono le aree pianeggianti situate per lo più in prossimità delle ampie baie meridionali e attorno alla rada di Portofrraio.
Ricco è il quadro geomineralogico che presenta una vasta gamma di rocce e minerali, testimonianza di una serie di complessi eventi geologici che hanno portato alla formazione dell’isola. Per questa sua natura, l’isola è sempre stata caratterizzata, dal tempo degli Etruschi fino all’epoca contemporanea, da una intensa attività mineraria, di cui conserva evidenti segni soprattutto nella sua parte orientale.
Quasi il 50 % del suo territorio, compresi i numerosi scogli ed isolotti che la circondano, ricadono attualmente all’interno del territorio protetto dal Parco Nazionale. Nelle acque circostanti esiste anche una zona di tutela biologica marina, in cui è proibita qualsiasi attività di pesca, sia professionale che sportiva.
Numerose sono le escursioni proposte sulle varie parti dell’isola, sulla quale si snodano oltre 200 km di sentieri, dalle vecchie mulattiere che un tempo congiungevano i paesi ai percorsi tipicamente escursionistici, ivi inclusa una via ferrata. Il sentiero più lungo è quello costituito dalla Grande Traversata Elbana, che in 3 o quattro tappe ne consente l’attraversamento completo, da Est a Ovest.

Pianosa

Pianosa è situata a breve distanza dalle coste meridionali dell’Isola d’Elba.
Frequentata dall’uomo preistorico e dai più antichi navigatori presenta testimonianze del neolitico, dell’eneolitico, dell’età del Bronzo e dell’epoca romana. D
el III e IV secolo è un’importante catacomba cristiana, situata presso il piccolo paese. Furono i Pisani a costruirvi un piccolo nucleo abitato distrutto nel XVI secolo durante le incursioni turche. Dall’unità d’Italia fino al 1998 è stata sede di unacolonia penale agricola, poi carcere di massima sicurezza. Il territorio isolano venne diviso da un grande muro in cemento armato: la zona carceraria, con le diramazioni e i terreni coltivati dai detenuti e la più piccola porzione del paese, nucleo abitato dal personale del carcere e di quanti svolgevano servizi per la comunità. Dopo la dismissione del carcere Pianosa è rimasta pressoché disabitata e solo nel 1999 è stata aperta alle visite guidate.
Pianosa è un pianoro alto al massimo 29 metri sul livello del mare, di origine sedimentaria, con uno strato inferiore argilloso più antico e da strati di calcari ricchissimi di fossili marini, testimonianza della sedimentazione avvenuta su un antico fondale marino.
a vegetazione che la ricopre è una tipica macchia mediterranea con predominanza delle specie amanti dei suoli calcarei: vi abbondano il lentisco, il rosmarino, il ginepro fenicio, i cisti, gli olivastri e lo spazzaforno, raro arbusto amante dei terreni poveri e rocciosi.
Abbondante è l’avifauna stanziale e migratrice. Lungo le coste nidificano le berte ed il gabbiano corso oggi protetti dall’Ente Parco con importanti iniziative di salvaguardia.

Giglio

Seconda isola dell’Arcipelago per estensione (21,2 kmq) e per popolazione costituisce comune a sè, insieme a Giannutri, con una popolazione di circa 1550 abitanti distribuita nei tre piccoli centri abitati: Giglio Castello, l’antico borgo medioevale, sede del Municipio, dedalo di ripidi vicoli racchiusi da mura che culmina coll’imponente Rocca Pisana; Giglio Porto, l’approdo isolano, e la frazione di Campese che si affaccia ad ovest sulla più grande spiaggia dell’isola e principale polo per il turismo balneare.

I rilievi isolani, di natura prevalentemente granitica, culminano con il Poggio della Pagana, 496 metr. La flora isolana è rappresentata dalla tipica vegetazione mediterranea con ampie estensioni di macchia che oggi va ricoprendo gli antichi terrazzamenti già coltivati a vigna. I boschi di querce di leccio situati sui due versanti, un tempo utilizzati per la produzione di carbone, hanno riguadagnato lo stato selvaggio.
La fauna è caratterizzata dalla presenza del discoglosso sardo, timido e raro anfibio appartenente al gruppo sardo-corso, che vive solamente qui, a Montecristo e in Sardegna. Più ricca è l’avifauna, fra cui il rarissimo gabbiano Corso, simbolo del Parco, e da specie migratrici che trovano al Giglio e nelle altre isole dell’Arcipelago un punto di sosta e ristoro durante il lungo volo. 

 

Giannutri

Giannutri, la più meridionale delle isole toscane, ha la forma di una mezzaluna. Costituita interamente da calcare, presenta una costa prevalentemente a scogliera, dove si aprono grotte e spaccature originate dall’azione del vento. Gli unici punti di approdo all’isola sono Cala Spalmatoio e Cala Maestra, dove trovano posto due piccole spiagge ghiaiose. Tutt’attorno splendidi fondali ricchissimi di biodiversità dove non è raro avvistare delfini e balenottere.

Non vi è acqua sorgiva e le poche abitazioni presenti si trovano attorno al porticciolo e disperse nella macchia. Gli escursionisti possono gustare scenari incantevoli percorrendo i diversi sentieri che si inoltrano lungo le propaggini verso Monte Mario e Poggio Capel Rosso. Dal 2015 è nuovamente visitabile con guida il sito archeologico della Villa Romana dei Domizi Enobarbi.

Montecristo

Montecristo è ll’isola più lontana dalla costa continentale da cui dista circa 63 km. Montecristo è un massiccio granitico che s’innalza fino a 645 m slm, culminando nel Monte della Fortezza, con una piccola cresta d’alture che prosegue verso sud fino alla Cima dei Lecci a 563 metri.
Sede fino al XVI secolo di una fiorente comunità monastica e oggetto di tentativi di colonizzazione agricola nel XIX secolo, l’isola oggi è disabitata e priva di qualunque servizio. Riconosciuta Riserva Naturale Integrale con D.M. del 4 marzo 1971 e Riserva Naturale Biogenetica diplomata dal consiglio d’Europa nel 1988 è presidiata dalla famiglia del guardiano e da due agenti del Corpo Forestale dello Stato, i cui alloggi sono situati nei pressi della Villa Reale di Cala Maestra, unico approdo di Montecristo.
La presenza più vistosa è la capra di Montecristo, importata forse da antichi navigatori, e tuttora abbondantemente diffusa e dal notevole valore scientifico e culturale. Tra gli altri vertebrati si segnala il raro discoglosso e per i rettili, oltre al più comune biacco, si ricorda anche la vipera e il piccolo tarantolino. Importante è la presenza di uccelli marini come la Berta minore, le cui colonie sono di interesse europeo e oggetto di specifici programmi di conservazione.
Grazie alla normativa di protezione per un miglio intorno all’isola, la vita marina è particolarmente ricca ed integra. Frequenti sono gli avvistamenti di balene ed altri cetacei.